25 Gennaio, 2010 16:17
The age of stupid. Benvenuti nell'era dello stupidismo
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Nel 2055 la Terra appare devastata. I cambiamenti climatici hanno scatenato ogni genere di violento fenomeno atmosferico e hanno condannato tutte le più importanti capitali mondiali e le loro popolazioni. Dall'alto di un'imponente torre situata su quel che resta della calotta artica, un uomo che ha costruito un immenso archivio della storia artistica e culturale dell'umanità, si domanda di fronte ad un database di vecchi filmati e interviste raccolte cinquant'anni prima: “Avremmo potuto evitarlo?”
Una suggestiva e appassionante docu-fiction sugli effetti futuri del global warming
Appuntamento per tutte e tutti venerdì 29 gennaio 2010, alle ore 21.00, presso il centro sociale MacchiaRossa per la cena-buffet bio e la proiezione
17 Gennaio, 2010 14:43
LE LOTTE SOCIALI NON SI ARRESTANO
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Questo Stato è responsabile della morte di migliaia di persone, questo Stato consegna al lager e alla tortura centinaia di uomini e di donne, questo Stato sta affamando e riducendo al lastrico gran parte della popolazione. La sorveglianza speciale, la carcerazione preventiva, i CIE sono alcune delle modalità con le quali questo Stato ci ricorda che noi tutti dovremmo continuare a vivere in un Paese dove vengono varate leggi razziali, leggi contro i poveri, militarizzate le città, costruiti campi di concentramento per uomini e donne che hanno come unica colpa quella di non possedere il documento “giusto”, crepare sul lavoro o di stenti, essere governati da una banda di mafiosi, ... insomma subire a testa bassa.
09 Dicembre, 2009 00:52
mercoledì 9 dicembre
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26 Novembre, 2009 16:05
Lavori in centro. Sabato 28 novembre ciclofficina chiusa.
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Per urgenti lavori ai locali del Centro sociale MacchiaRossa, la ciclofficina rimarrà chiusa per l'intera giornata di sabato 28 novembre. Dalla settimana successiva l'orario tornerà ad essere quello di sempre, vale a dire dalle 16.00 alle 19.00 di ogni mercoledì e dalle 11.00 alle 19.00 di ogni sabato, salvo comunicazioni.
Siete tutti invitati alla prossima iniziativa del CSOA Macchiarossa, la cui locandina è nel post sotto a quello che state leggendo.
Bella di Graziella
22 Novembre, 2009 19:53
GRANDE FESTA A MAGLIANA
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LA CICLOFFICINA MACCHIA ROSSA
e il
CENTRO SOCIALE MACCHIA ROSSA
presentano:
05 Novembre, 2009 11:58
eva, che voleva vivere a roma
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Ciao Eva, volevi vivere a Roma, e Roma ti ha ucciso.
Post di "rotafixa" tratto dal blog "ciclistica.it"
Eva aveva 28 anni ed era nata a brno, nella repubblica ceca. da anni viveva a roma, e recentemente aveva espresso il desiderio di tornare a casa per un po', le mancava. "ma roma è così bella...", mi disse allora, indecisa sul da farsi.e poi si era decisa: era rimasta.
un taxi ha travolto eva, la notte del 29 ottobre, sui fori imperiali. dopo un breve periodo di coma eva è morta. nessuno sa ancora quale sia stata la dinamica.
era bella? sì che lo era, ma questo conta solo in vita, se conta. e ora è morta.
era dolce, simpatica, attenta, ti guardava negli occhi. molti l'hanno conosciuta, tutti l'hanno apprezzata. frequentava spesso la ciclifficina centrale di via baccina, era un'assidua dei ciclopicnic la notte al pincio. sempre alle ciemmone, forse fin dalla prima.
una giovane donna che viveva con fiducia e leggerezza. magari qualcuno qui l'ha incontrata anche senza bici, lavorava da anni in un locale a trastevere, "ombre rosse".
qui sotto invece è a san lorenzo.
nella neve
e questa foto mette i brividi, visto la morte che eva ha incontrato. inconsapevole, perché è stata colpita da dietro.
qui a roma ci stiamo lentamente riprendendo da una perdita davvero sentita.
era una di noi, eravamo parte di lei.
giovedì sera un gruppo di ciclisti urbani si vedrà per decidere quali azioni intraprendere per urlare alla grottesca informe massa di beoti che devono rallentare. che vogliano o no.
intanto piangiamo eva, e lascio la parola a uno dei tanti amici che aveva.
Se a 28 anni vai al lavoro in bicicletta e di notte percorri via dei Fori Imperiali.
Se a 28 anni vai al lavoro in bicicletta e di notte percorri via dei Fori Imperiali per tornare a casa non crederai mai che all'improvviso un taxi ti piombi addosso come un missile. Sono anni che ti sposti in bicicletta in questa folle e splendida città. Tante volte ti è capitato di sentirti inpericolo circondata da automobili e scooteroni. Hai visto negli occhi quelle persone che guidano con rabbia e violenza. Nella vita sembrano persone affidabili ma quando posano le mani sul volante e il piedes ull’acceleratore cambiano. Li vedi quando non rispettano la precedenzaagli incroci, attraversano con il rosso i semafori, non si fermano davanti ai pedoni che attraversano sulle strisce, si lanciano a tutta birra nonappena vedono un po’ di strada libera, parcheggiano in doppia fila o sul marciapiedi, aprono gli sportelli senza prima guardare dietro. Tutto per recuperare qualche minuto in più per una vita persa in mezzo al traffico. Spesso ti sei ritrovata a difendere con le unghie e con i denti il tuo diritto ad esistere sulla strada con la tua bicicletta senza alcun motore oltre la forza muscolare. Ma una vigliaccheria del genere non te l’aspettavi proprio. Non ce l’aspettavamo noi. Essere travolta alle spalle da un’automobile su via dei Fori Imperiali ti sorprende.
Vogliamo la verità e la giustizia per Eva!
Incontriamoci giovedì 5 Novembre alle 19:30 nella nuova Ciclofficina Centrale
02 Novembre, 2009 20:48
Se semo divertiti
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Grande successo per l'iniziativa del 24 ottobre che centro sociale Macchiarossa, ciclofficina Macchiarossa e comitato d'occupazione Magliana hanno organizzato a sostegno dei compagni arrestati.
L'asta popolare di bici usate in piazza De Andrè è stata come al solito molto seguita, tante bici hanno trovato un nuovo "compagno" di viaggio, tante persone hanno conosciuto una realtà come la nostra, ed hanno contribuito a sostenere le spese legali dei compagni arrestati durante il tentato sgombero dell'ex scuola 8marzo avvenuto ormai quasi due mesi fa.
Al termine dell'asta popolare un divertito serpentone di donne e uomini si è spostato nel parco dell'"ex scuola 8marzo occupata" per assistere,e partecipare, alla prima Grazielliade della storia di Magliana!
Più di 40 gli "iscritti", 6 le Grazielle "ciclofficiniche" e molte altre quelle accorse da tutta Roma, per garegggiare in un circuito che si snodava tra il parco della scuola e i locali interni del fabbricato(un colpo d'occhio notevole!!). Una serie di avvincenti duelli, spallate al limite del regolamento(?),arrivi al fotofinish e risate hanno infine portato 3 ragazzi ed una ragazza a competersi l'ambito premio: una Graziella SAFARI tutta originale. La spunterà Budiga, un ragazzino di Magliana che ha fatto mangiare la polvere a tutti.
Con la cena sociale ed il dj set termina così una tre giorni di informazione e di sensibilizzazione sui fatti che hanno portato l'ex 8marzo su tutti i giornali,e cinque persone agli arresti, colpevoli solamente di credere in una lotta che dà fastidio ai signorotti che contano e ai loro scribacchini di fiducia.
grazie a tutti/e coloro che sono intervenuti/e, alle ciclofficine che hanno collaborato all'evento, alle varie realtà romane che hanno voluto manifestare con la propria presenza la massima solidarietà ai compagni, alle persone che hanno cucinato piatti da non credere.
La ciclofficina
Qui sotto alcune foto delle grazielliadi
la partenza
passaggio in palestra
la scia
dentro al bar
il vincitore
20 Ottobre, 2009 11:18
ASTA LA LIBERTA'
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PIAZZA DE ANDRE' (MAGLIANA)
Grande ASTA POPOLARE di bici usate
GRAZIELLIADI: gara di bici pieghevoli (Grazielle)
nel parco della ex scuola occupata "8 marzo".
In palio una Graziella.
ORE 20.30
CENA ALL'EX SCUOLA OCCUPATA "8 MARZO"
INOLTRE: ciclolab per bambine/i, proiezioni, dj set notturno
organizzano: Ciclofficina Macchia Rossa, CSOA Macchia Rossa, ex 8 marzo occupata
3 GIORNI IN PIAZZA A MAGLIANA
17 Ottobre, 2009 10:18
APPELLO AGLI INTELLETTUALI, ALLA SOCIETA' CIVILE, AI GIORNALISTI LIBERI...
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Il 14 settembre scorso nel quartiere Magliana, a Roma, si è consumato il tentativo di sgomberare l’occupazione a scopo abitativo dell’ex-scuola Otto Marzo. Nonostante il consistente spiegamento delle forze dell’ordine (circa 200 carabinieri guidati dal comandante provinciale dell’Arma) l’operazione non è riuscita. A fermarla è bastata la resistenza pacifica ma determinata delle 40 famiglie che abitano nell’ex edificio scolastico. Constatato l’insuccesso, i carabinieri hanno tratto in arresto alcuni occupanti: 5 lavoratori precari che non potendosi permettere un affitto a prezzi “romani” hanno avuto il merito di non rassegnarsi a sopravvivere ma di lottare insieme ad altri, spinti dalla necessità materiale di avere una casa e dal desiderio di un diverso abitare. È così che in 2 anni di occupazione gli arrestati insieme ad altri nuclei familiari hanno recuperato uno spazio pubblico abbandonato al degrado restituendolo all’intero quartiere: oggi l’ampio giardino della ex- scuola è uno dei pochi spazi verdi di Magliana, mentre le sue mura ospitano una scuola di teatro e una palestra popolare tirata su con le fatiche degli occupanti. Un auto-recupero che evidentemente nella capitale fa paura a molti: Roma vive, in effetti, da anni una condizione di emergenza abitativa, nonostante gli appartamenti sfitti sfiorino le 200.000 unità. Una città paradossale: la popolazione non cresce da circa vent’anni ma si continua a costruire senza sosta, mentre il bisogno di casa ha fatto sorgere diverse occupazioni, a scopo abitativo, di stabili pubblici abbandonati.
Dopo la sentenza del riesame, che ha avuto luogo il 29 settembre scorso, 3 dei 5 arrestati sono ora agli domiciliari, uno di loro invece ha l’obbligo di firma quotidiana presso il commissariato di P.S., mentre il quinto è stato liberato dopo 10 giorni di detenzione. Per un sesto occupante, che si trova all’estero per motivi di lavoro, pende una richiesta di arresto presso il proprio domicilio.
Le accuse a loro carico sono state formulate da un unico testimone: un ex-occupante allontanato dallo stabile perché violento e sessista, che oggi li accusa di estorsione, violenza privata, nonché di furto di rame e di corrente elettrica. In particolare quest’uomo, sostiene che i sei avrebbero preteso in cambio della permanenza nello stabile un “pizzo” di 150 euro mensili per ogni singolo abitante (compresi i minori). Non è stato ancora possibile per gli avvocati della difesa ascoltare quest’individuo, né far testimoniare gli altri abitanti della “8 Marzo” che scagionerebbero gli accusati. Così prima che il riesame deliberasse la scarcerazione, il Gip ha confermato gli arresti a scopo cautelare benché non esistesse alcun pericolo di fuga e nonostante l’impianto accusatorio sia a dir poco fantasioso: com’è possibile, per esempio, che famiglie numerose come alcune di quelle della “8 marzo” possano pagare una cifra che complessivamente supererebbe quella di un affitto? Com’è possibile non tener conto dell’incompatibilità dell’accusa di estorsione con lo stile di vita e i movimenti di denaro, ampiamente documentati dalla difesa, di 6 precari squattrinati?
Per quanto riguarda poi il presunto furto di rame, l’accusa sostiene che gli arrestati avrebbero sventrato l’intero palazzo per ricavarne il prezioso materiale dall’impianto elettrico il quale però oggi risulta perfettamente funzionante; ma, nel caso fosse reale tale assurda imputazione, come sarebbe possibile accusarli anche di furto di elettricità? Delle due l’una.
Per quanto riguarda il furto di elettricità bisogna inoltre ricordare che gli occupanti hanno fatto, più volte, richiesta di regolare allaccio per poter pagare la corrente di cui usufruiscono. Tale regolarizzazione non gli è stata però mai accordata.
A rimarcare l’infondatezza delle accuse si aggiungono le numerose attestazioni di solidarietà che i 6 hanno ricevuto da tutti i movimenti di lotta per la casa, dai movimenti studenteschi e universitari, da numerosi centri sociali e associazioni socio-culturali della città che hanno organizzato varie iniziative politiche in loro sostegno.
Per quanto concerne le vicende personali dei 6 occupanti accusati è necessario evidenziare che uno di loro è in gravi condizioni di salute e attende da tempo un intervento molto delicato. Nel corso dei 16 giorni di detenzione gli è stata nei fatti negata la possibilità di una visita specialistica da parte di un chirurgo oncologo.
Siamo sgomenti di fronte a una tale sospensione dei diritti civili nel nostro paese e chiediamo pertanto la fine di qualsiasi restrizione alla libertà di tutti loro. Allo stesso tempo però, al di là delle decisioni del Gip e del tribunale del riesame, non possiamo dirci sorpresi dall’intera vicenda.
Con questo appello vogliamo, difatti, portare all’attenzione generale eventi che altrimenti rimarrebbero rubricati nella cronaca locale, per riannodarli in un discorso politico più ampio che riguarda tanto il disastro urbanistico della città di Roma quanto le ingiustizie sociali che si consumano nel paese in cui viviamo.
La campagna d’autunno di Alemanno è cominciata, per chi non se ne fosse accorto, il primo settembre scorso con lo sgombero dell'ex ospedale Regina Elena. L’edificio di proprietà dell’università (anch’esso abbandonato al degrado da diversi anni) in cui dal 2007 avevano trovato una sistemazione circa 300 nuclei familiari. Ciò che è accaduto il 14 settembre, primo giorno di scuola, a Magliana non è che la prosecuzione di tale campagna. Per i circa 30 bambini che vivono nella Otto Marzo l’anno scolastico è così iniziato sul tetto dello stabile che li ospita insieme alle loro famiglie. Tema dell’insolita lezione, il diritto all’abitare. Il metodo d’insegnamento seguito, invece, è lo stesso degli operai della Insse. All’alba, bambini e genitori sono stati infatti costretti a rifugiarsi sul tetto dell’edificio in cui vivono per difendersi dall’operazione di sgombero.
Nelle ore successive al blitz, il sindaco Gianni Alemanno ha fatto riferimento, commentando l’operazione, all’esistenza di un “vero e proprio racket delle occupazioni”, del quale sarebbero vittime “persone costrette a pagare un affitto e a partecipare a manifestazioni” e altre addirittura “aggredite e malmenate perché non pagavano questi veri e propri pizzi”. Una tesi, quella sottoscritta dal primo cittadino capitolino, che fa eco a quanto più volte sostenuto dal presidente della Commissione Sicurezza del Comune, Fabrizio Santori. Il quale, del resto, nei giorni scorsi aveva avuto modo di lanciare i suoi strali contro il blog del comitato d’occupazione della “Otto Marzo”, definendolo “un canale d’informazione deviato”.
In effetti, la libertà d’informazione sembra essere l’altro nodo della questione esplosa a Magliana. “Ma nun c’avete ‘na famija pure voi?”, gridava un occupante a un carabiniere prima che salisse la tensione. “Io sono come un muratore”, rispondeva l’altro “se il costruttore mi dice che devo fare una casa a forma di piramide, io la faccio”. Mai paragone fu più calzante: sono difatti Il Messaggero e Il Tempo, quotidiani dei costruttori Caltagirone e Bonifaci, ad aver dato risonanza negli ultimi giorni alla campagna dei “si dice” e dei “pare che” contro l’occupazione. Senza che i giornalisti di queste testate siano mai venuti a fare un’inchiesta nell’occupazione di questo quartiere già preda decenni addietro del famigerato sacco di Roma. Gli unici giornalisti main stream a essere venuti nell’ex scuola a fare domande e riprese erano stati quelli di Report, (Il Male Comune, puntata del 31 maggio 2009). Milena Gabanelli aveva spiegato cosa significasse l’auto-recupero della “Otto Marzo” per le famiglie di Magliana, inserendo quest’occupazione nella più generale situazione abitativa e urbanistica romana (questa sì, veramente preoccupante).
Quest’autunno la trasmissione di Rai Tre sembra abbia avuto non pochi problemi a ripartire. Proprio per il giorno degli arresti il comitato d’occupazione aveva indetto una conferenza stampa per prendersi il diritto di replica alla campagna diffamatoria del Messaggero e del Tempo. Qualche muratore ha però costruito una piramide di troppo che ha costretto gli occupanti a ridiscutere la loro agenda.
La vicenda di Magliana e gli arresti dei 6 precari, spingono dunque a una riflessione più ampia sul concetto di libertà di stampa.
Chi oggi ritiene che la profonda crisi democratica che pervade il paese riguardi esclusivamente la programmazione dei palinsesti Rai è destinato a rimanere minoritario. Continuerà, cioè, a restare ostaggio di un populismo che ha gioco facile nell’alimentare l’idea che esista un’élite intellettuale e politica ossessionata a tal punto dalla persona del premier da arrivare a preoccuparsi di quanto accade sotto le sue lenzuola. Le preoccupazioni, destate da quello che si presenta come l’esito più recente di una crisi democratica dalle profonde radici storiche, niente hanno a che vedere con la ripugnanza estetica suscitata dal cattivo gusto di Berlusconi. Se questo è vero, va in egual modo evidenziato che l’inquietudine avvertita da molti non può limitarsi al feroce attacco subito in questi giorni da alcuni quotidiani nazionali, quali La Repubblica e L’Unità. Lo stretto controllo che il potere esercita sulla propria rappresentazione è in effetti fortemente connesso a ciò che si iscrive sulla pelle e nel quotidiano delle persone. Appare evidente, in tal senso, che vi è da tempo un tentativo di far sembrare naturali e ineluttabili processi economico -sociali che invece appartengono alla dimensione dell’agire politico. L’intento è cioè quello di ridurre questioni collettive come il disagio abitativo, la precarietà e la riduzione del potere d’acquisto degli stipendi, a problemi che riguardano il singolo e il suo personale fallimento sociale. Implicazione non trascurabile di questo discorso, ormai egemone, è che coloro che tentano di organizzare nei territori lotte su tali temi sono non solo generici “farabutti”, ma addirittura criminali che attentano all’ordine e alla sicurezza pubblica.
Invitiamo perciò a sottoscrivere questo appello tramite il quale si chiede che i 5 occupanti vengano immediatamente liberati poiché i fatti contestati non sussistono, che le accuse, assurde ed infamanti, vengano ritirate e pubblicamente smentite e, in ultimo, che si faccia piena chiarezza su quella che è una lotta per il diritto all'abitare che non può, e non deve, essere ricostruita come una questione di malavita.
Per aderire a questo appello mandate una e mail con nome, cognome e professione, all’indirizzo: occupa@inventati.org
Comitato di Occupazione Magliana
CSOA Macchia Rossa
Ciclofficina Macchia Rossa
17 Ottobre, 2009 10:18
APPELLO AGLI INTELLETTUALI, ALLA SOCIETA' CIVILE, AI GIORNALISTI LIBERI...
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Il 14 settembre scorso nel quartiere Magliana, a Roma, si è consumato il tentativo di sgomberare l’occupazione a scopo abitativo dell’ex-scuola Otto Marzo. Nonostante il consistente spiegamento delle forze dell’ordine (circa 200 carabinieri guidati dal comandante provinciale dell’Arma) l’operazione non è riuscita. A fermarla è bastata la resistenza pacifica ma determinata delle 40 famiglie che abitano nell’ex edificio scolastico. Constatato l’insuccesso, i carabinieri hanno tratto in arresto alcuni occupanti: 5 lavoratori precari che non potendosi permettere un affitto a prezzi “romani” hanno avuto il merito di non rassegnarsi a sopravvivere ma di lottare insieme ad altri, spinti dalla necessità materiale di avere una casa e dal desiderio di un diverso abitare. È così che in 2 anni di occupazione gli arrestati insieme ad altri nuclei familiari hanno recuperato uno spazio pubblico abbandonato al degrado restituendolo all’intero quartiere: oggi l’ampio giardino della ex- scuola è uno dei pochi spazi verdi di Magliana, mentre le sue mura ospitano una scuola di teatro e una palestra popolare tirata su con le fatiche degli occupanti. Un auto-recupero che evidentemente nella capitale fa paura a molti: Roma vive, in effetti, da anni una condizione di emergenza abitativa, nonostante gli appartamenti sfitti sfiorino le 200.000 unità. Una città paradossale: la popolazione non cresce da circa vent’anni ma si continua a costruire senza sosta, mentre il bisogno di casa ha fatto sorgere diverse occupazioni, a scopo abitativo, di stabili pubblici abbandonati.
Dopo la sentenza del riesame, che ha avuto luogo il 29 settembre scorso, 3 dei 5 arrestati sono ora agli domiciliari, uno di loro invece ha l’obbligo di firma quotidiana presso il commissariato di P.S., mentre il quinto è stato liberato dopo 10 giorni di detenzione. Per un sesto occupante, che si trova all’estero per motivi di lavoro, pende una richiesta di arresto presso il proprio domicilio.
Le accuse a loro carico sono state formulate da un unico testimone: un ex-occupante allontanato dallo stabile perché violento e sessista, che oggi li accusa di estorsione, violenza privata, nonché di furto di rame e di corrente elettrica. In particolare quest’uomo, sostiene che i sei avrebbero preteso in cambio della permanenza nello stabile un “pizzo” di 150 euro mensili per ogni singolo abitante (compresi i minori). Non è stato ancora possibile per gli avvocati della difesa ascoltare quest’individuo, né far testimoniare gli altri abitanti della “8 Marzo” che scagionerebbero gli accusati. Così prima che il riesame deliberasse la scarcerazione, il Gip ha confermato gli arresti a scopo cautelare benché non esistesse alcun pericolo di fuga e nonostante l’impianto accusatorio sia a dir poco fantasioso: com’è possibile, per esempio, che famiglie numerose come alcune di quelle della “8 marzo” possano pagare una cifra che complessivamente supererebbe quella di un affitto? Com’è possibile non tener conto dell’incompatibilità dell’accusa di estorsione con lo stile di vita e i movimenti di denaro, ampiamente documentati dalla difesa, di 6 precari squattrinati?
Per quanto riguarda poi il presunto furto di rame, l’accusa sostiene che gli arrestati avrebbero sventrato l’intero palazzo per ricavarne il prezioso materiale dall’impianto elettrico il quale però oggi risulta perfettamente funzionante; ma, nel caso fosse reale tale assurda imputazione, come sarebbe possibile accusarli anche di furto di elettricità? Delle due l’una.
Per quanto riguarda il furto di elettricità bisogna inoltre ricordare che gli occupanti hanno fatto, più volte, richiesta di regolare allaccio per poter pagare la corrente di cui usufruiscono. Tale regolarizzazione non gli è stata però mai accordata.
A rimarcare l’infondatezza delle accuse si aggiungono le numerose attestazioni di solidarietà che i 6 hanno ricevuto da tutti i movimenti di lotta per la casa, dai movimenti studenteschi e universitari, da numerosi centri sociali e associazioni socio-culturali della città che hanno organizzato varie iniziative politiche in loro sostegno.
Per quanto concerne le vicende personali dei 6 occupanti accusati è necessario evidenziare che uno di loro è in gravi condizioni di salute e attende da tempo un intervento molto delicato. Nel corso dei 16 giorni di detenzione gli è stata nei fatti negata la possibilità di una visita specialistica da parte di un chirurgo oncologo.
Siamo sgomenti di fronte a una tale sospensione dei diritti civili nel nostro paese e chiediamo pertanto la fine di qualsiasi restrizione alla libertà di tutti loro. Allo stesso tempo però, al di là delle decisioni del Gip e del tribunale del riesame, non possiamo dirci sorpresi dall’intera vicenda.
Con questo appello vogliamo, difatti, portare all’attenzione generale eventi che altrimenti rimarrebbero rubricati nella cronaca locale, per riannodarli in un discorso politico più ampio che riguarda tanto il disastro urbanistico della città di Roma quanto le ingiustizie sociali che si consumano nel paese in cui viviamo.
La campagna d’autunno di Alemanno è cominciata, per chi non se ne fosse accorto, il primo settembre scorso con lo sgombero dell'ex ospedale Regina Elena. L’edificio di proprietà dell’università (anch’esso abbandonato al degrado da diversi anni) in cui dal 2007 avevano trovato una sistemazione circa 300 nuclei familiari. Ciò che è accaduto il 14 settembre, primo giorno di scuola, a Magliana non è che la prosecuzione di tale campagna. Per i circa 30 bambini che vivono nella Otto Marzo l’anno scolastico è così iniziato sul tetto dello stabile che li ospita insieme alle loro famiglie. Tema dell’insolita lezione, il diritto all’abitare. Il metodo d’insegnamento seguito, invece, è lo stesso degli operai della Insse. All’alba, bambini e genitori sono stati infatti costretti a rifugiarsi sul tetto dell’edificio in cui vivono per difendersi dall’operazione di sgombero.
Nelle ore successive al blitz, il sindaco Gianni Alemanno ha fatto riferimento, commentando l’operazione, all’esistenza di un “vero e proprio racket delle occupazioni”, del quale sarebbero vittime “persone costrette a pagare un affitto e a partecipare a manifestazioni” e altre addirittura “aggredite e malmenate perché non pagavano questi veri e propri pizzi”. Una tesi, quella sottoscritta dal primo cittadino capitolino, che fa eco a quanto più volte sostenuto dal presidente della Commissione Sicurezza del Comune, Fabrizio Santori. Il quale, del resto, nei giorni scorsi aveva avuto modo di lanciare i suoi strali contro il blog del comitato d’occupazione della “Otto Marzo”, definendolo “un canale d’informazione deviato”.
In effetti, la libertà d’informazione sembra essere l’altro nodo della questione esplosa a Magliana. “Ma nun c’avete ‘na famija pure voi?”, gridava un occupante a un carabiniere prima che salisse la tensione. “Io sono come un muratore”, rispondeva l’altro “se il costruttore mi dice che devo fare una casa a forma di piramide, io la faccio”. Mai paragone fu più calzante: sono difatti Il Messaggero e Il Tempo, quotidiani dei costruttori Caltagirone e Bonifaci, ad aver dato risonanza negli ultimi giorni alla campagna dei “si dice” e dei “pare che” contro l’occupazione. Senza che i giornalisti di queste testate siano mai venuti a fare un’inchiesta nell’occupazione di questo quartiere già preda decenni addietro del famigerato sacco di Roma. Gli unici giornalisti main stream a essere venuti nell’ex scuola a fare domande e riprese erano stati quelli di Report, (Il Male Comune, puntata del 31 maggio 2009). Milena Gabanelli aveva spiegato cosa significasse l’auto-recupero della “Otto Marzo” per le famiglie di Magliana, inserendo quest’occupazione nella più generale situazione abitativa e urbanistica romana (questa sì, veramente preoccupante).
Quest’autunno la trasmissione di Rai Tre sembra abbia avuto non pochi problemi a ripartire. Proprio per il giorno degli arresti il comitato d’occupazione aveva indetto una conferenza stampa per prendersi il diritto di replica alla campagna diffamatoria del Messaggero e del Tempo. Qualche muratore ha però costruito una piramide di troppo che ha costretto gli occupanti a ridiscutere la loro agenda.
La vicenda di Magliana e gli arresti dei 6 precari, spingono dunque a una riflessione più ampia sul concetto di libertà di stampa.
Chi oggi ritiene che la profonda crisi democratica che pervade il paese riguardi esclusivamente la programmazione dei palinsesti Rai è destinato a rimanere minoritario. Continuerà, cioè, a restare ostaggio di un populismo che ha gioco facile nell’alimentare l’idea che esista un’élite intellettuale e politica ossessionata a tal punto dalla persona del premier da arrivare a preoccuparsi di quanto accade sotto le sue lenzuola. Le preoccupazioni, destate da quello che si presenta come l’esito più recente di una crisi democratica dalle profonde radici storiche, niente hanno a che vedere con la ripugnanza estetica suscitata dal cattivo gusto di Berlusconi. Se questo è vero, va in egual modo evidenziato che l’inquietudine avvertita da molti non può limitarsi al feroce attacco subito in questi giorni da alcuni quotidiani nazionali, quali La Repubblica e L’Unità. Lo stretto controllo che il potere esercita sulla propria rappresentazione è in effetti fortemente connesso a ciò che si iscrive sulla pelle e nel quotidiano delle persone. Appare evidente, in tal senso, che vi è da tempo un tentativo di far sembrare naturali e ineluttabili processi economico -sociali che invece appartengono alla dimensione dell’agire politico. L’intento è cioè quello di ridurre questioni collettive come il disagio abitativo, la precarietà e la riduzione del potere d’acquisto degli stipendi, a problemi che riguardano il singolo e il suo personale fallimento sociale. Implicazione non trascurabile di questo discorso, ormai egemone, è che coloro che tentano di organizzare nei territori lotte su tali temi sono non solo generici “farabutti”, ma addirittura criminali che attentano all’ordine e alla sicurezza pubblica.
Invitiamo perciò a sottoscrivere questo appello tramite il quale si chiede che i 5 occupanti vengano immediatamente liberati poiché i fatti contestati non sussistono, che le accuse, assurde ed infamanti, vengano ritirate e pubblicamente smentite e, in ultimo, che si faccia piena chiarezza su quella che è una lotta per il diritto all'abitare che non può, e non deve, essere ricostruita come una questione di malavita.
Per aderire a questo appello mandate una e mail con nome, cognome e professione, all’indirizzo: occupa@inventati.org
Comitato di Occupazione Magliana
CSOA Macchia Rossa
Ciclofficina Macchia Rossa
19 Luglio, 2009 01:27
CHIUSI FINO AL 5 AGOSTO
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TUTTI AR MAREEEEEE, TUTTI AR MAREEEEEEEEEEE, SI CONTINUA A PEDALAAREEEE!!!
La ciclofficina Macchia Rossa nella sua pressochè totale interezza si congeda da Roma e si gode una meritata vacanza ciclosvaccocampeggianteitinerante fuori dall'italia.
PERTANTO:
troverete macchiarossa di nuovo efficiente da mercoledì 5 agosto col solito orario merc 16-19 sab 11-19 salvo comunicazioni sul blog
A presto buone vacanze a tutti.
Gli 8 meccanici e piùomenotali(tutti già ciavattati) della ciclofficina macchiarossa
bella di graziella
25 Maggio, 2009 17:08
TORNA LA CIEMMONA!!
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A Roma, a fine maggio, per il sesto anno consecutivo migliaia di ciclisti provenienti da tutto il mondo si incontreranno per pedalare insieme. Dal 29 al 31 maggio si terrà la Critical Mass "Interplanetaria", la "Ciemmona". La città sarà invasa dai colori, dai suoni e dai campanelli dell’evento più gioioso e critico dei ciclisti urbani di tutto il mondo, a cui quest'anno si è affiancata la "Criticona ", una critical mass internazionale che si tiene a Madrid.
La Ciemmona nasce dall'idea di alcuni partecipanti della CM romana (info: http://cmroma.tmcrew.org) di condividere questo momento di gioia e di consapevolezza, con i ciclisti delle altre Critical Mass italiane e internazionali. Nato per la prima volta a Roma nel 2004, questo evento è cresciuto fino a contare, l'anno scorso, oltre 4 mila ciclisti.
Tutti intenzionati a riprendersi la strada e dimostrare che l'automobile in città è un mezzo ormai obsoleto.
Anche quest'anno l'appuntamento è a Roma, a fine Maggio, per la CIEMMONA 2009
Gli appuntamenti:
Giovedì 28 maggio > Aspettando la Ciemmona...
ore 20.00 CSOA EX-SNIA, via Prenestina, 173 (Pigneto)
Porta i tuoi indumenti preferiti da stampare con disegni Critical Mass
Al termine: cena, giochi e stornelli.
Venerdì 29 maggio > 7° Compleanno di Critical Mass Roma
ore 18.00, Piazza delle Masse Critiche (Piramide)
Al termine: grande asta di biciclette,
cena e concerto dei Radici nel Cemento
presso il L.O.A. Acrobax,
in via della Vasca Navale, 6 (Ponte Marconi)
Sabato 30 maggio > Critical Mass Interplanetaria
ore 15.00 partenza da ogni ciclofficina romana (mappa)
ore 16:00 Giardini della Basilica di San Paolo
Al termine: cena all'ex-scuola 8 marzo occupata
in via dell'Impruneta 51 (Magliana)
ore 24:00 Critical Mass Notturna, si torna in massa al centro
Domenica 31 maggio > Massa Critica balneare, tutti a Ostia!
ore 11:00 Rotta verso il mare
Partenza da Piazza delle Masse Critiche (Piramide)
PER L'ALLOGGIO E PER AVERE IN PRESTITO UNA BICI PER PARTECIPARE ALLA CRITICAL MASS SCRIVI A
22 Aprile, 2009 14:59
CINEFORUM MACCHIA ROSSA
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24 Giugno, 2008 13:41
Che cos'è una ciclofficina?
Inviato da ciclofficina, Categorie [ Chi siamo, cosa facciamo ][ (0) Commenta ] | [ (0) Trackback ]
COS’È LA CICLO-OFFICINA MACCHIA ROSSA?
Le risposte a questa domanda possono essere molte. Eccone alcune.
1) È uno spazio all’interno del CSOA Macchia Rossa, pieno di biciclette più o meno smontate, attrezzi, bulloni, camere d’aria e gente sudata che armeggia.
2) Un posto dove si condividono conoscenze e attrezzi.
Per chi vuole imparare a centrare le ruote, per chi vuole imparare a smontare e rimontare il movimento centrale, per chi il movimento centrale manco sa che è, anzi gli sta pure antipatico perché gli ricorda la DC.
3) Un incentivo all’utilizzo della bici.
Per chi vorrebbe venire alla Massa Critica ma non ha la bici, per chi vorrebbe andare al lavoro in bici ma ha paura di bucare e non saper cambiare la camera d’aria, per chi ha una bici arrugginita in balcone e vorrebbe ricominciare ad usarla ecc. ecc.
4) Un posto dove chi ha un progetto in testa trova lo spazio e gli strumenti necessari a realizzarlo.
Per chi vuole pulire la catena ma a casa hanno appena dato la cera, per chi vuole costruire un batiscafo a pedali, per chi vuole vincere il giro d’Italia con una bici comprata al discount e pezzi trovati per terra, per chi ha contratto debiti per il resto della vita per comprarsi la bici dei suoi sogni e vuole mantenerla perfetta.
5) Un luogo dove raccogliere e diffondere materiali contro-informativi riguardo l’uso sovversivo della bicicletta, ma anche riguardo la critica alla società del petrolio, dell’automobile, del consumismo e della guerra.
PERCHÉ UNA CICLO-OFFICINA IN UN CENTRO SOCIALE?
Perché la costruzione di una società migliore passa anche attraverso il superamento della cultura dell’automobile, e la bicicletta è uno dei mezzi (non l’unico, certo) più indicati a questo scopo.
Perché ci dicono che viviamo nella città più bella del mondo, ma poi ci obbligano a trascorrere ore su svincoli stracolmi di automobili o in strade sature di aria irrespirabile.
Perché crediamo che uscire dalla schiavitù economica di bollo-assicurazione-tagliando-revisione sia un oggettivo miglioramento delle nostre condizioni di vita.
Perché ci piace socializzare le nostre conoscenze tecniche e apprenderne sempre di nuove e pensiamo che la cultura del fai-da-te sia da contrapporre a quella dell’usa-e-getta che va per la maggiore.
Perché crediamo che la lotta contro guerre e devastazioni ambientali derivanti dal modello di sviluppo capitalista passino anche per l’adozione di stili di vita compatibili col mondo che auspichiamo, non dopo la rivoluzione, ma subito, adesso.
COME SI FA A PARTECIPARE A QUESTA SPLENDIDA ATTIVITÀ?
Basta venire il sabato, dalle 11 alle 19 eo il mercoledì dalle 16 alle 19, possibilmente (ma non per forza) con abiti adatti ad essere sporcati.
Non sai come raggiungerci? Clicca sul link "dove siamo", nel riquadro "Categorie".
24 Giugno, 2008 13:01
Lunedì 2 giugno le forze dell'ordine hanno perpetrato l'ennesimo atto intimidatorio ed assolutamente ingiustificato nei confronti di tutti/e i/le partecipanti della Critica Massa di ritorno da Ostia. Dopo tre giorni di festa,che hanno visto in totale circa 5000 biciclette invadere pacificamente Roma con suoni e colori senza il benché minimo episodio di turbativa all'"ordine pubblico", i/le ciclisti/e che avevano deciso di trascorrere l'ultima notte in riva al mare si sono visti/e svegliare da tre pattuglie ed un elicottero della polizia,che li/le hanno seguiti/e, e ripresi/e, fino alla più vicina stazione ferroviaria.
I primi che,come loro diritto,hanno chiesto di lasciare l'area della stazione sono stati ricacciati dentro con la forza, i documenti requisiti per un tempo indefinito(saranno poi restituiti una mezz'ora dopo),ed invitati ad indossare le felpe con la scritta Critical mass al contrario,comportamento questo ulteriormente vessatorio e gratuito verso liberi cittadini ai quali non era imputabile alcun reato. Un gruppo di circa 50 ciclisti che aveva deciso di tornare a Roma in sella alla propria bici è stato bloccato da due pattuglie dei carabinieri all'altezza dell'Eur ed identificato. Anche qui,nessun reato contestato, nessun atteggiamento provocatorio da parte dei ciclisti, che al contrario hanno dovuto attendere più di mezz'ora a lato della strada, sotto la pioggia battente, di fronte ad impassibili poliziotti in impermeabile, senza alcuna motivazione plausibile.
Quasi duecento persone, in un arco temporale che va dalle dieci alle dodici di mattina, sono state tenute sotto sequestro dalle forze dell'ordine; tra Ostia e P.le Ostiense qualsiasi ciclista o gruppo di ciclisti poteva essere fermato, anche se estraneo a Critical Mass, in una situazione di stato di polizia in cui chiunque fosse in sella ad una bici andava temporaneamente fermato perché considerato potenzialmente pericoloso per la sicurezza del corteo delle forze armate che si stava svolgendo poco distante. Come più volte sottolineato agli ispettori della Digos presenti, nessuno dei ciclisti aveva intenzione di fare rotta sul corteo dei fori imperiali, nonostante la nostra innata avversione al militarismo. Il comportamento delle forze dell'ordine,che hanno ricompattato forzatamente i piccoli gruppi di ciclisti che stavano tornando a casa, appare quindi particolarmente insensato.
Ci sembra ridicolo che, in una giornata in cui le forze armate mostrano i muscoli paralizzando buona parte della città con grande spiegamento di uomini e mezzi, venga criminalizzato chi rivendica quotidianamente attraverso l'uso della bicicletta un mondo libero da inquinamento, auto, petrolio e dalle guerre che da esso dipendono










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